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Anticorruzione: confronto sul Piano Triennale dell'Istat

Molti rinvii a regolamenti e atti successivi, ancora troppa "cultura ministeriale"

15/07/2014
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Si è svolto questa stamattina, 15 luglio 2014, un confronto tra amministrazione e organizzazioni sindacali sul Piano Triennale Anticorruzione. L'Istat ha infatti pubblicato sul suo sito una bozza, invitando chiunque a formulare osservazioni, tramite l'apposito modulo.

Per quanto riguarda il fatto che il Direttore Generale attuale ad interim, Paolo Weber, svolga contemporaneamente la funzione di Responsabile per la Prevenzione della Corruzione, crediamo che non sia di per sé assurdo. Più grave è che la stessa persona sia a capo della Direzione Centrale per l'attività amministrativa e gestione del patrimonio (DCAP), sotto la cui responsabilità si svolgono le principali gare di appalto dell'Istituto.

La FLC CGIL ha sottolineato che il Piano arriva in ritardo e che l'amministrazione è inadempiente per molte delle prescrizioni di legge. L'impressione è che la bozza di piano sia stata predisposta per cercare di rispettare formalmente la normativa, anche perché il recente DL 90/2014 prevede sanzioni per gli enti che non la osservano, ma i contenuti sono in gran parte demandati a successivi atti, regolamenti, linee guida e procedure informatiche da implementare nei mesi successivi all'adozione del Piano. Molti riferimenti specifici e di dettaglio (delibere, ordini di servizio, ecc.) a quanto (non) fatto dall'Istat negli scorsi mesi andrebbero tolti.

Abbiamo criticato l'impostazione burocratica, che assegna in alcuni casi all'amministrazione compiti di coordinamento e di affiancamento dei dipartimenti di produzione e ricerca, mentre come noto dovrebbe semmai essere solo a supporto. Quei passaggi vanno assolutamente espunti dal Piano, che altrimenti ratificherebbe ancora una volta l'anomalia che vede la funzione del corpo amministrativo dell'Istat,  trasformata da supporto all'attività di ricerca nel suo "coordinamento" o direzione.

Ci aspettiamo inoltre, come abbiamo detto durante l'incontro, un effettivo incremento concreto della trasparenza sia nel Piano, sia negli atti regolamentari successivi: come già chiesto a suo tempo chiediamo la pubblicità di elenchi dei candidati e curricula per gli incarichi dirigenziali, una lista pubblica dei dipendenti che fanno parte del "bacino" da cui sorteggiare commissari di concorso o membri di commissioni di gare. Abbiamo quindi chiesto di ritornare alla prassi di pubblicità interna precedente al riordino del 2010, quando sulla intranet era possibile trovare tutte le delibere e una serie di dati e statistiche sul personale, tra cui ad esempio la partecipazione a scioperi e assemblee.

Sulla dirigenza, registriamo che il Consiglio dell'Istat ha deciso di includere nella definizione tutti coloro indicati come tali nel DPR 166/2010, ovvero compresi capiservizio e dirigenti degli uffici territoriali. D'altra parte, almeno in una "prima fase" il Piano anticorruzione si riferirà ai "soli" dirigenti amministrativi, per i quali si prevede una rigida rotazione degli incarichi ogni 3 anni, come peraltro previsto dalle norme.

Abbiamo chiesto che fine abbia fatto il "codice etico", mai adottato dopo la procedura complessa adottata a gennaio e febbraio 2014. Ci è stato risposto che sarà predisposto in forma definitiva solo dopo l'adozione del Piano Triennale.

Abbiamo quindi fatto osservazioni e proposte puntuali sul testo, su cui aspettiamo un riscontro. Vigileremo quindi soprattutto sugli atti regolamentari che l'Istat annuncia nel Piano e che dovranno essere predisposti nei prossimi mesi.

All'apparenza il Piano predisposto in bozza dall'Istat con i suoi allegati rinvia a una serie di "misure" successive in parte già presenti e magari solo da adattare alle nuove norme, o ripetute più volte. Non vorremmo che l'unica conseguenza dell'atto sia, nei prossimi mesi ed anni, un artificioso esponenziale incremento del fabbisogno di personale della direzione generale a scapito delle strutture di produzione e ricerca, visto l'elenco di adempimenti. Facciamo notare che il Piano predisposto, nei tempi, dal CNR, ovvero un ente di ricerca molto più grande e dalla struttura decisamente più complessa dell'Istat, consta di 18 pagine (e non 58!) più allegati e non fa riferimento quasi mai a successivi atti da emanare.

Aggiornamento del 16 luglio

Abbiamo inviato una nota scritta al responsabile per la prevenzione della corruzione con osservazioni generali e puntuali sul Piano Triennale.

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