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ISTAT: perché internalizzare la rilevazione sul campo

Workshop sulla riorganizzazione del CATI, la FLC rilancia sul CAPI

16/04/2019
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La modernizzazione intrapresa dall’Istituto negli ultimi anni ha certamente parecchi punti deboli, più volte evidenziati, e auspichiamo che si applichino i necessari correttivi.

Certamente però la creazione della direzione della “raccolta dati”, pur creando numerosi problemi organizzativi, ha contribuito a mettere in luce la centralità di questa fase del processo di produzione statistica.

Proprio per questo crediamo sia l’occasione giusta, mentre si discute della rilevazione CATI e di una possibile riorganizzazione di questa tecnica di raccolta dati (oggi, 16 aprile, si è svolto un workshop in aula magna a via Balbo), ribadire perché internalizzare la rilevazione sul campo è giusto, necessario e anche possibile.

Lo ribadiamo anche perché, nonostante le promesse, il presidente scaduto lo scorso anno non ha fatto passi avanti su questo punto. Oggi ci troviamo un nuovo presidente e un nuovo direttore generale, ai quali ci rivolgiamo.

Internalizzare la rete di rilevazione CAPI esistente (quella che si occupa di forze lavoro e da qualche anno anche di “spese”) è giusto, perché consentirebbe all’Istituto un incremento di qualità nella raccolta dei dati, attraverso un controllo diretto sul processo, una maggiore versatilità dei rilevatori per sperimentare nuove modalità, l’acquisizione di personale formato ed esperto, utilizzabile anche per progetti di dimensione più rilevante come il censimento permanente. Internalizzare è inoltre meno gravoso in termini economici e non richiede una gara ogni 3-4 anni.

Internalizzare la rete di rilevazione CAPI è necessario, perché tenere lavoratori con contratti precari per tutti questi anni non è “solo” sfruttamento, ma anche un continuo incentivo al contenzioso, che non potrà che riverberarsi sull’Istituto stesso.

Internalizzare la rete di rilevazione CAPI è possibile, perché il Dlgs. 218/2016 non pone limiti al turnover, ma solamente alla spesa degli enti di ricerca. Gli stessi fondi che oggi l’Istituto impiega per gli appalti alle società esterne possono essere dirottati sul reclutamento dei rilevatori. L’Istituto può gestirli come ha fatto in passato, quando erano co.co.co. direttamente impiegati. Per quanto riguarda il profilo di inquadramento, già 10 anni fa mostrammo come si potesse adattare il profilo CTER, attraverso un uso accorto del part-time e delle indennità previste dall’accessorio. Negli anni successivi, con l’utilizzo esteso di telelavoro e forme di lavoro agile, riteniamo sia ancora più facile inquadrare i rilevatori nell’organico dell’Istat.

La commissione paritetica sull’ordinamento professionale, che probabilmente sarà attivata prossimamente per il nostro comparto, potrà essere utile per contribuire a risolvere questo eventuale problema, se l’Istituto saprà cogliere l’opportunità.

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