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Piano di fabbisogno: manca una visione dell’Istat che sarà

Resoconto dell'incontro del 27 novembre 2019

28/11/2019
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Mercoledì 27 novembre 2019 si è svolto un incontro tra le organizzazioni sindacali e l’amministrazione sul Piano di fabbisogno 2020-2022.

In premessa abbiamo chiesto un confronto urgente su articolo 53 e articolo 54. E’ stato fissato un incontro venerdì 29 novembre alle 11.

Oltre all’accordo definitivo sui congedi parentali a ore, la cui firma è prevista sempre per venerdì e l’implementazione dal 1° gennaio 2019, abbiamo sollecitato gli atti conclusivi su tutte le questioni rimaste aperte, già segnalate nella nota unitaria dell’11 novembre scorso:

  • Anticipi di fascia: l’amministrazione non ha ancora predisposto i bandi
  • Assistenziale: deve essere costituito immediatamente il fondo 2017 con una proposta di ipotesi di accordo
  • Riconoscimento anzianità a tempo determinato: abbiamo chiesto un riscontro sulla richiesta fatta all’avvocatura e sulla tempistica della “proposta transattiva”, l’amministrazione ha proposto di parlarne venerdì.

Piano di fabbisogno 2020-2022

Articolo 15

E’ decisamente positivo che si metta nero su bianco che l’Istat ricomincia a bandire selezioni interne nei profili di ricercatore e tecnologo.

La FLC CGIL ha calcolato che, per arrivare alle percentuali previste dal DPR 171/91 (20% al I livello, 40% al II e 40% al III) si dovrebbero attivare nei prossimi anni procedure articolo 15 per 150 posti da III a II e 100 posti da II a I. Si tratta quindi di prevedere uno stanziamento almeno doppio rispetto al milione e 500mila euro previsto dal documento dell’amministrazione, secondo noi sufficiente per un numero di posti maggiore (oltre il doppio) rispetto ai 56 posti calcolati dall’amministrazione.

La richiesta è quindi di fare uno sforzo maggiore nel triennio, specificando in ogni caso che le risorse eventualmente avanzate dalla prima procedura siano reimpiegate allo stesso scopo in una nuova procedura art. 15 l’anno successivo. Altrimenti ci troveremmo nell’identica situazione di 10 anni fa, quando l’Istat stanziò un milione di euro per l’articolo 15, e ne spese poco più della metà, senza mai scorrere le graduatorie.

Concorsi

Nella gestione Alleva l’intenzione sembrava quella di assumere dall’esterno solamente ai livelli I-III. Finalmente nel documento predisposto dall’amministrazione si riconosce la necessità di predisporre anche concorsi al VI livello CTER.

La previsione di 170 posti a concorso dall’esterno (70 al III livello e 100 al VI) però non garantisce nemmeno il turnover rispetto ai pensionamenti previsti dall’amministrazione dal 2019 al 2022 (209), peraltro sottostimati (non tengono conto di Quota 100). Anche in questo caso le cifre sono troppo prudenti. Se si volesse puntare a mantenere almeno il livello occupazionale del 2015, occorrerebbe aggiungere, tra III e VI livello, altri 100 posti.

Abbiamo ribadito che nei concorsi da VI e da III non si deve assolutamente ripetere quanto accaduto con i bandi del 2018 recentemente riaperti, che erano destinati a professionalità molto specifiche: devono essere rivolti a tutti i possibili candidati, dentro e fuori dall’Istituto, definendo aree più ampie. Un’attenzione particolare va data agli uffici territoriali, in alcuni casi con carenze di organico davvero preoccupanti, anche in vista dei pensionamenti previsti per i prossimi mesi.

Per il concorso di III livello del 2018 per il quale ancora non sono state costituite le commissioni ribadiamo la richiesta di esonerare dalle prove preselettive i colleghi interni all’Istituto.

E’ inoltre fondamentale attivare lo strumento dell’art. 22 comma 15 del Dlgs. 75/2017, che consente di bandire – straordinariamente - concorsi riservati tra profili: non solo tra i profili tecnico-amministrativi e quelli da ricercatore/tecnologo, ma anche per garantire una possibilità di carriera all’interno dei profili tecnico/amministrativi, “popolati” attualmente, nei livelli più bassi, da tanti colleghi appartenenti alle categorie protette. Visti gli esiti dei concorsi al V e al VII livello di quest’anno, dai quali sono stati esclusi i colleghi interni, con meno vincitori dei posti a concorso, e considerato che l’amministrazione si era impegnata un anno fa a trovare gli strumenti per valorizzare la professionalità dei colleghi, un segnale può arrivare proprio dall’utilizzo della norma “Madia”.

Dirigenti amministrativi

Sulla questione dei dirigenti amministrativi di II fascia, visto che la procedura di mobilità per 1 unità di personale non è sufficiente a coprire le attuali posizioni vacanti (3), abbiamo chiesto se non fosse giunto il momento di eliminare direttamente le posizioni in più, visto anche che negli scorsi anni quasi mai sono stati in servizio contemporaneamente gli 8 dirigenti previsti.

Rete di rilevazione

Abbiamo infine chiesto nuovamente di inserire nel Piano un riferimento alla possibile internalizzazione della rete di rilevazione.

Le risposte dell’amministrazione

Il direttore generale ha informato che il Piano di fabbisogno sarà approvato all’interno del Piano Triennale di Attività dal Consiglio il 13 dicembre, ultima data prima che scadano gli attuali consiglieri e l’organismo vada quindi in prorogatio.

Abbiamo fatto notare che dal documento ricevuto non si evince alcun ragionamento strategico sul futuro dell’Istituto.

La delegata del presidente al tavolo, la dottoressa Buratta, ha risposto che questo piano servirà semplicemente a “mettere in sicurezza l’Istituto” e a garantire una “sostenibilità minimale” delle attività, ammettendo quindi che servirebbe un maggiore impegno.

D’altro canto Weber, delegato del direttore generale, ha ammesso che ad oggi non c’è un vero ragionamento di prospettiva e quindi che i numeri forniti rispecchiano meramente una suddivisione delle risorse disponibili tra i vari strumenti assunzionali e di valorizzazione lasciando sostanzialmente invariato l’attuale assetto. Ha auspicato un momento di confronto vero sulle questioni strategiche.

Ricordiamo che abbiamo sollecitato più volte questo tipo di interlocuzione con l’amministrazione, a partire da un quadro chiaro delle risorse e dei reali margini assunzionali dell’Istituto, nonché un chiarimento sulle scelte politiche di fondo.

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