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#riformaPA e congedi parentali a ore: lettera aperta di un gruppo di lavoratori dell'Istat

Oltre 100 dipendenti dell'ISTAT firmano una proposta alla ministra Madia

03/06/2014
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Il 30 maggio, data di scadenza per le "proposte" sulla riforma della Pubblica Amministrazione al Governo, è stata inviata alla ministra Madia una lettera aperta, firmata da oltre cento dipendenti dell'Istat, chiedendo di potere finalmente dare attuazione alle normative europee sui congedi parentali ad ore, anche in Italia, anche nel Pubblico Impiego.

A scrivere è stato "un gruppo di lavoratori, in particolare di genitori – mamme e papà – che quotidianamente affrontano i tanti problemi che rendono difficoltoso conciliare la vita familiare con quella lavorativa". 

"I congedi parentali", si legge nella lettera, "rappresentano uno strumento importante per conciliare la vita professionale con le responsabilità familiari (come auspicato al punto 15 della lettera ai dipendenti pubblici pubblicata sul sito del governo il 30 aprile 2014) e per promuovere la parità di trattamento tra gli uomini e le donne". 

Per questo i firmatari chiedono "che la sollecitazione venuta dall’Europa (Direttiva 2012/18 UE) e recepita dall’Italia con una legge (art.1, co.339, L. 228/2012) che accorda il congedo parentale a tempo pieno, parziale, in modo frammentato o in forma di credito di tempo, tenendo conto delle esigenze di datori di lavoro e lavoratori, possa avere immediata e concreta attuazione, uscendo così da una situazione di incredibile impasse, determinata dalle storture burocratiche di questo paese. Infatti, rispetto all’ambiguità del testo della legge (art. 1, co. 339, L. 228/2012, “la contrattazione collettiva di settore stabilisce le modalità di fruizione del congedo di cui al comma 1 su base oraria, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa”) che ha recepito la direttiva europea in merito a quale livello contrattuale (nazionale o decentrato) sia possibile regolare tale istituto, convivono ad oggi due opposti anzi antitetici pareri ministeriali. Da un lato il Ministero del Lavoro, in risposta all’interpello di Cgil, Cisl e Uil n. 25 del 22 luglio 2013, ha chiarito che possono anche essere i contratti collettivi di 2° livello a stabilire la modalità di fruizione del congedo parentale a ore; dall’altro il Dipartimento della Funzione Pubblica, disconoscendo in toto quanto espresso dal ministero del lavoro, individua, con un parere datato 7 ottobre 2013, nella contrattazione nazionale o addirittura in quella quadro lo strumento regolatore di tale istituto. Per i dipendenti pubblici la contrattazione è ferma per legge al 2009. Il parere del ministero impedisce quindi di fatto di poter usufruire del congedo parentale a ore. Questa assurda situazione appare l’ennesima dimostrazione di come la burocrazia abbia la particolare abilità nel bloccare e vanificare anche le riforme a costo zero". 

Concludono i firmatari: "Le chiediamo pertanto un suo immediato e risolutivo intervento affinché questa vicenda abbia fine e sia, al pari del settore privato, possibile regolare tale istituto nel pubblico impiego anche in sede di contrattazione decentrata".

E' possibile sottoscrivere la lettera aperta, collegandosi a questo indirizzo web: lettera aperta alla ministra Madia.

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