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ISTAT: no all'appalto della rilevazione delle statistiche sull'occupazione.

Le ragioni dello sciopero nazionale del 20 settembre.

16/09/2005
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Le ragioni dello sciopero nazionale del 20 settembre.

Lo sciopero, indetto da FLC Cgil e UIL PA-UR, è la risposta ad una decisione errata assunta dall’Amministrazione: l’esternalizzazione della rete di rilevazione dell’indagine sulle Forze di lavoro e, più in generale, al processo di precarizzazione del lavoro che, anche nel nostro Istituto, assume forme sempre più preoccupanti, mettendo in discussione i diritti di tutti i lavoratori.

La rete di rilevazione nasce ad ottobre 2002 in occasione della ristrutturazione dell’indagine sulle forze di lavoro. Prevede l’utilizzo di 311 intervistatori (assunti con contratto co.co.co.), con il coinvolgimento delle strutture centrali e territoriali dell’ISTAT ed è la più grande rete di rilevazione presente in Italia. Tutto questo ha comportato un notevole sforzo organizzativo e tecnologico per la progettazione e la realizzazione dell’impianto.

Come affermato dallo stesso istituto “…la costituzione della rete di rilevazione CAPI (Computer Assisted Personal Interview) costituisce un evento storico per l’Istituto…che per la prima volta dalla sua costituzione dispone d’intervistatori dei quali gestisce direttamente la selezione, la formazione ed il monitoraggio...”.

Il risultato è stato un miglioramento della qualità dell’informazione prodotta, a partire dalla fase di rilevazione dei dati, che è da sempre quella più delicata in un’indagine statistica. A fronte di questi risultati, appare incomprensibile ed inaccettabile la decisione dell’Amministrazione di indire, nello scorso mese di luglio, una gara per l’appalto della suddetta rete. La motivazione di questa decisione, a prima vista cervellotica, va ricercata in una serie di note con cui il ministero della Funzione pubblica, che vigila sull’ISTAT, ribadisce la sua opposizione al rinnovo dei contratti per i rilevatori, adducendo vincoli normativi (finanziaria 2005). Si tratta di una decisione che comporta ricadute fortemente negative per l’ente e per i contribuenti.

L’esternalizzazione, infatti, oltre a rendere ancora più precarie le condizioni di lavoro dei 311 rilevatori co.co.co., non è un affare dal punto di vista economico in quanto, per garantire la stessa qualità dei dati, la spesa passerebbe dagli attuali 5 milioni a circa 7,8 milioni di €.
Sono queste le brillanti conseguenze che derivano dai vincoli normativi e dai limiti di spesa introdotti dalle finanziarie varate dal governo Berlusconi, ad ulteriore testimonianza dei danni che le politiche di questo governo hanno portato al paese.

FLC CGIL e UIL PA-UR hanno cercato, con la loro azione, di contrastare le scelte dell’Amministrazione dell’ISTAT, che in tutta questa vicenda non ha certamente brillato per coraggio ed intraprendenza. Non solo: hanno avanzato proposte concrete, anche alla Funzione Pubblica, per risolvere il problema e consentire all’ISTAT di mantenere la gestione della rete di rilevazione.

Lo sciopero del 20 settembre è la necessaria risposta a questo stato di cose: di fronte ad una decisione incomprensibile abbiamo mobilitato i lavoratori, per evitare un danno all’Istituto, ai suoi lavoratori ed alla collettività, per salvaguardare la funzione statistica pubblica. Chiediamo al governo come si possa giustificare un incremento di spesa in una fase in cui il contenimento della spesa pubblica sembra essere un obbiettivo primario.

Questa vicenda è sintomatica delle politiche governative che, in particolare per quanto riguarda il sistema della ricerca pubblica, di cui fa parte l’ISTAT, tagliano i fondi agli enti, riducendone l’autonomia ed i programmi e precarizzano il lavoro, in barba a tutte le chiacchiere sulla centralità della ricerca come motore dello sviluppo del paese ed alle affermazioni del ministro Baccini sulla necessità di una stabilizzazione per i precari nella pubblica amministrazione.

Questo quadro desolante è aggravato dal fatto che il comparto Ricerca è l’unico dei settori del pubblico impiego, a non aver ancora rinnovato il contratto di lavoro per il quadriennio normativo 2002–2005 ed il primo biennio economico 2002–2003. Anche per queste ragioni lo sciopero del 20 settembre assume una particolare importanza per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sullo stato di degrado della ricerca in Italia.

Roma, 16 settembre 2005

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