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ISTAT, telelavoro: uscita la graduatoria, permangono alcune criticità

Già emersi alcuni errori, incertezza sui tempi

03/02/2020
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È finalmente uscita, mercoledì scorso 29 gennaio, la graduatoria del telelavoro ordinario.

Ha partecipato al bando il 20,3% del personale, le donne (23,8%) più degli uomini (15,1%).

Tra i I-III ha partecipato il 17,8%, mentre tra i IV-VIII la percentuale di coloro che hanno fatto domanda sale al 22,1%.

La partecipazione è stata maggiore per i livelli VI (26,3%), V (25,1%) e III (23,9%), inferiore per i livelli I, II e VIII (rispettivamente 4,3%, 8,4% e 8%).

Tra i dipartimenti la partecipazione maggiore è quella del DIPS (22,4%), seguito da DIRM (20,1%), DGEN (15,5%) e infine dalla presidenza (10,3%).

Se si considerano le singole direzioni* il livello più alto di partecipazione è appannaggio di DCDC (30,6%), DCPT (29%), DCCI (27,2%) e DCAT (25,4%), quello più basso si registra in DCME (17,9%), DCRU (13,3%), DCCN (11,5%) e DCAP (7,5%).

Vincitori

Partecipanti

Dipendenti

Maschi

54

121

799

Femmine

98

287

1.208

Totale

152

408

2.007

Nostra elaborazione: sono stati esclusi i dipendenti temporaneamente assenti dall’Istituto e i dirigenti

Relativamente alle sedi, il personale assegnato alle sedi romane periferiche partecipa di più al bando, con il 26,1% complessivo (Viale Liegi 27,6%, Via Tuscolana 25,6%, Piazza Marconi 25,5%), mentre le sedi romane centrali hanno la partecipazione più bassa, con il 15,7% come dato complessivo (Balbo 39 17,3%, Balbo 36 15,9%, Depretis 10,8%). Le sedi regionali nel loro complesso fanno registrare una partecipazione del 20,6%, quindi appena superiore a quella generale, ma con grande variabilità al loro interno: in Umbria, Friuli Venezia Giulia e Basilicata nessuno ha presentato domanda di telelavoro, mentre la Calabria fa registrare il 70%, la Toscana il 41,2%, il Piemonte e Val d’Aosta e il Veneto entrambe il 27,8%.

Infine, come era lecito attendersi, hanno fatto più spesso domanda i lavoratori più giovani, visto che hanno partecipato maggiormente i dipendenti nella fascia di età fino a 44 anni (24,5%), seguiti da quelli tra i 45 e i 55 anni (23,8%), mentre dai 56 anni in su ha fatto domanda soltanto l’11,2% del personale**.  

Passando agli esiti del bando, risulta vincitore il 37,3% dei candidati, con alcune differenze significative per genere (vince il 44,6% degli uomini contro il 34,1% delle donne) ed età (vince il 43,9% dei partecipanti fino a 44 anni, il 42,4% dei 45-55enni e solo il 7,7% dai 56 anni).

Si vince di più nelle sedi regionali (52,4% dei partecipanti) e meno in quelle romane periferiche (32,3%), mentre la percentuale di vincitori nelle sedi romane centrali è perfettamente in linea con il dato generale (37,3%).

Meno marcate le differenze per livello (vince il 39,6% dei I-III contro il 36% dei IV-VIII).

Sono giunte alla FLC CGIL varie segnalazioni di problemi, in particolare sui 2 punti per il “figlio aggiuntivo”, che non sono stati conteggiati per molti colleghi. L’applicativo web aveva una dicitura ambigua che ha indotto tanti a non “biffare” la casella apposita. Chiediamo quindi una verifica di queste situazioni, così come di altre fattispecie che stanno emergendo dai lavoratori.

Questo elemento rafforza la reiterata richiesta, concordata con la delegazione di trattativa dell’amministrazione, di allargare il numero di posizioni.

Un altro problema emerso riguarda la calendarizzazione perentoria dei corsi di formazione obbligatori per i nuovi telelavoratori. Se è positivo che si parta subito, in modo da accelerare l’avvio effettivo dei progetti individuali, è d’altra parte ovvio che l’Istituto si deve fare carico delle spese di viaggio per i colleghi delle sedi territoriali, come avvenuto per la giornata di lavoro, di formazione e di approfondimento dello scorso 20 dicembre.

* Sono state escluse le direzioni con basse numerosità e il personale a staff delle macrostrutture dirigenziali.

** Stima della FLC CGIL

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